Storia del Teatro Colombo

Valdottavo (LU)

Una storia iniziata nel 1913

I primi interventi legati all’edificazione del «nuovo» teatro furono realizzati direttamente dagli “Americani”, ossia un gruppo di persone native di Valdottavo ed emigrate in America alla fine dell’Ottocento.
L’edificio del Teatro, intestato successivamente alla figura di “Cristoforo Colombo”, è tipico delle costruzioni in stile Liberty della Provincia di Lucca. Gli “emigrati di ritorno”, infatti, avvertivano spesso l’esigenza di dare concreta e duratura espressione alle esperienze di lavoro e cultura vissute all’estero e talvolta decidevano di tradurre in termini propri attraverso progetti edilizi il desiderio di ostentazione della ricchezza e del benessere raggiunti.
Secondo tale interpretazione,  il Liberty di Lucca e di molte altre città italiane, è riconosciuto come tipica espressione borghese, in una situazione storica particolare in cui la borghesia stessa riscopriva la propria identità nel contesto politico e civile dell’Italia unita, del tutto diverso dal ruolo ricoperto nell’autonomia repubblicana e poi ducale di pochi anni prima.
E’ importante sottolineare che nel caso del teatro di Valdottavo, non sia decisamente corretto parlare di sentimento di rivalsa nei confronti della terra natia, poichè i cittadini emigrati misero a disposizione i loro beni e le loro conoscenze tecniche ed architettoniche per realizzare un edificio con «scopi diretti al miglioramento ed al benessere della società e del paese».

La costruzione del teatro si inserisce, inoltre, nel quadro di un rilevante complesso di iniziative a carattere edilizio ed urbanistico condotte a Valdottavo nei primi anni del Novecento e ritenute di particolare valore anche dai contemporanei, come dimostrano diversi articoli contenuti nell’Archivio storico del Comune, tra cui uno significativo del periodico (quindicinale del mandamento di Borgo a Mozzano) «Il Bargiglio» del 17 Luglio 1910.
Presso l’Archivio storico del Comune di Borgo a Mozzano sono infatti conservati i progetti elaborati nel maggio del 1906 per la sistemazione della piazza e delle altre aree adiacenti al Teatro Colombo. Nel 1928 viene elaborato il primo statuto del Teatro Colombo, conservato presso gli archivi storici e le sale dello stesso, un importante luogo culturale e sociale che rimarrà a lungo attivo nel centro della Mediavalle.
Dagli anni ’50, fino alla sua chiusura avvenuta alla fine degli anni ’80 per incongruenze tecniche dell’edificio con le nuove normative sull’edilizia, il Teatro ha accompagnato la sua attività teatrale con quella cinematografica, divenendo il “Cinema-Teatro Colombo”, sotto la gestione del Maestro Giulio Bernardi, il cui padre figurava tra i dieci soci fondatori del Teatro “Cristoforo Colombo”.
Dopo anni di abbandono l’Amministrazione Comunale di Borgo a Mozzano, con atto del 15 dicembre del 1997, lo ha finalmente acquisito al patrimonio pubblico, iniziandone un importante opera di restauro che ha recuperato gli splendidi dipinti della sala e rispettato le sue caratteristiche e peculiarità architettoniche.
Dal 22 Dicembre 2005 il Teatro è nuovamente attivo, con la costituzione di un Istituzione del Teatro Colombo e con una prima direzione artistica affidata al giornalista Giuseppe Bini. Da marzo 2013 la direzione artistica del Teatro è affidata al musicista-compositore Silvio Bernardi, figlio di Giulio Bernardi, sotto la gestione dell’Associazione Culturale Spazio Leopoldo (Filarmonica “Leopoldo Mugnone”).

Oggi il Teatro Colombo vuole essere molto più di un teatro. Si propone come un centro culturale dinamico, vivo, curioso, un luogo di ricerca, sperimentazione, che attraverso uno sguardo contemporaneo non dimentica la sua storia e il prestigio dei suoi spazi. Un luogo magico, surreale, intimo, prezioso, come ogni teatro riesce ad essere, uno spazio fatto di sogni, di respiri, di suoni, di vibrazioni, di luci, di trucchi, di costumi, uno spazio scandito dallo scricchiolio delle tavole di legno e dagli orari impossibili. Un teatro che guarda al futuro e al suo territorio, un teatro che attraverso un ombrello rotto, guarda le stelle…